Brownfields Città Metropolitana Fiorentina

Censimento e distribuzione dei Brownfields nell’area metropolitana fiorentina.

Dopo i lunghi processi di strutturazione del territorio e le varie fasi di sviluppo e trasformazione delle varie attività produttive disseminate nelle aree metropolitane, siamo oggi in presenza di ampie zone variamente abbandonate con problematiche di recupero a volte molto complesse. Sono i cosiddetti Brownfields, terreni che hanno ospitato varie fasi della produzione e che debbono oggi essere recuperati per una nuova fase di riutilizzazione. Sono aree, anche estese, disseminate nel territorio urbanizzato, il cui recupero può apparire complesso dato che, ospitando varie fasi dei cicli produttivi, possono ancora esserci presenti impianti industriali o magazzini che debbono essere o recuperati o demoliti e di solito presentano un notevole inquinamento soprattutto dei suoli ove sorgono le strutture produttive stesse o dove queste hanno operato per molti anni.

Per i paesi dell’Unione Europea una definizione autorevole di brownfield 1 è stata fornita dal progetto CLARINET 2 : «sites that have been affected by the former uses of the site and the surrounding land; are derelict or underused; have real or perceived contamination problems; are mainly in developed urban areas; require intervention to bring them back to beneficial use». La definizione mette in evidenza gli interventi di bonifica e ripristino ambientale e socioeconomico (ovvero di recupero) di un brownfield – area precedentemente utilizzata a fini antropici, di tipo produttivo, e attualmente dismessa o sotto-utilizzata, inquinata, localizzata in un contesto urbano o comunque infrastrutturato.

 

I brownfields oggetto del censimento saranno quindi:

– aree per le quali si prevede, o è di interesse, un progetto di riqualificazione, e non solo di bonifica e di ripristino ambientale;

– aree che ricadono entro il campo di applicazione delle attività di bonifica, ma per le quali non si applicano, o trovano difficoltà di applicazione, le procedure standard previste dalla norma.

L’applicazione del primo requisito ci porta ad escludere dal campo di interesse della ricerca i casi di siti contaminati che si trovano all’interno del perimetro di stabilimenti industriali, per i quali le operazioni di recupero non prevedono riqualificazione. Rientrano in quest’ultima tipologia gli interventi realizzati dai gestori degli impianti ancora attivi (e nemmeno in via di dismissione) responsabili dell’inquinamento dell’area in cui ha sede lo stabilimento.

L’applicazione del secondo requisito ci obbliga ad escludere gli interventi di disinquinamento in situazioni poco complesse o in aree di piccola dimensione, che in molte regioni d’Italia vengono gestiti con norme specifiche (con procedura semplificata.

In una fase in cui, almeno in Toscana, si sta lavorando ad una riduzione del consumo di suolo rurale, in modo da contenere i fenomeni di urbanizzazione secondo quando dettato dalla L.R.T. 65/2014, i Brownfields divengono strategici per qualsiasi percorso di rigenerazione urbana metropolitana. In queste aree, una volta risanate, possono essere previste infatti quelle funzioni (residenziali, commerciali-direzionali, infrastrutturali, ecc.) che altrimenti dovrebbero andarsi a localizzare nei perimetri esterni dell’urbanizzato innescando nuovi e deprecabili processi di consumo di suolo rurale, oggi così sempre più prezioso.

Metodologia e fasi del lavoro

Per capire quante sono le occasioni per reimpostare un processo di rigenerazione dei Brownfields in area metropolitana e poter quindi capire quali funzioni possono ospitare nel futuro in un’ottica di riequilibrio funzionale, è necessario conoscere le dimensioni del fenomeno. E’ necessario, insomma, provvedere ad un aggiornamento delle basi dati esistenti ed una schedatura conoscitiva che potrà essere svolta sia mediante lettura delle strumentazioni urbanistiche in essere, sia mediante sopralluoghi diretti sul campo.

Il censimento dovrà essere georeferenziato mediante un sistema GIS in modo da poter valutare immediatamente una dimensione qualitativa (disposizione delle aree rispetto alle polarità metropolitane) e quantitativa (caratteristiche del Brownfield, pericolosità del suo trattamento, ecc.).

Una volta definito il problema sul piano conoscitivo (censimento), e sul piano quali-quantitativo (disposizione nell’area metropolitana e caratteristiche del Brownfield, costruzione del GIS conoscitivo) sarà possibile delineare una serie di tipi di interventi (che potranno essere successivamente raccolti in un manuale di Best Practices necessario in un processo di Governace fra istituti pubblici e provati al fine del recupero dei Brownfields valorizzando e rigenerando il tessuto metropolitano).

Il progetto sarà articolato nelle seguenti fasi.

A. Acquisizione dei databases esistenti relativamente ai siti contaminati nell’area metropolitana fiorentina.

B. Definizione della struttura della scheda di censimento attraverso:

  • – l’analisi critica della letteratura scientifica esistente, ed in particolare quella relativa al dibattito urbanistico e della pianificazione sulle aree dismesse;
  • – un’indagine sui fattori di valorizzazione dei brownfields anche avvalendosi di questionario somministrato ad esperti operatori del settore.

C. Individuazione dei criteri di definizione dei Brownfields e rilevamento dei siti tramite fotointerpretazione di immagini ad alta risoluzione.

D. Schedatura dei siti rilevati e validazione tramite controlli a terra.

E. Elaborazione delle linee guida per la valorizzazione tramite rappresentazioni cartografiche di sintesi ed elaborazioni statistiche.